Oggi si riparte

Filippo Amore

Riaprono al Polo gli ambulatori per le attività programmate. La quarantena ha dimostrato il beneficio della riabilitazione visiva, una lezione della quale fare tesoro.

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L’auto-percezione alterata nei bambini con ambliopia

L’ambliopia influisce sulla percezione che i bambini dai 3 ai 7 anni hanno di sé. È questa la scoperta di uno studio della Retina Foundation of the Southwest di Dallas.

L’ambliopia, una condizione che si presenta quando il bambino non usa involontariamente un occhio, può influire sulla percezione di sé. A dimostrarlo è uno studio statunitense pubblicato su “Jama Ophthalmology” [1], che ha analizzato le percezioni dell’accettazione tra pari e della competenza fisica nei bambini dai 3 ai 7 anni.

Nello studio trasversale, condotto in un laboratorio pediatrico da gennaio 2016 a maggio 2018, sono stati messi a confronto con 20 bambini sani, 60 bambini con ambliopia e 30 bambini che non avevano sviluppato la malattia, ma che erano stati trattati per strabismo e/o anisometropia.

La percezione di sé è stata valutata attraverso l’uso della “Scala pittorica della competenza percepita e dell’accettazione sociale per i bambini piccoli”, uno strumento che utilizza un approccio multidimensionale valutando l’auto-percezione nei seguenti domini: la competenza cognitiva, l’accettazione da parte dei pari, la competenza fisica e l’accettazione materna.

Dai risultati è emerso che i bambini affetti da ambliopia hanno presentato punteggi di accettazione tra pari e di competenza fisica significativamente inferiori rispetto al gruppo di controllo (2,74 vs 3,11 per l’accettazione tra pari; 2,86 vs 3,43 per la competenza fisica). Tra i bambini con ambliopia, l’auto-percezione della competenza fisica era principalmente correlata all’abilità di “mirare e catturare”. Punteggi di competenza fisica parimenti bassi sono stati riscontrati anche nei bambini con strabismo o anisometropia. Sono state dunque rilevate differenze significative nell’auto-percezione associate a deficit nella visione e nelle capacità motorie.

Seppur di fronte a risultati non generalizzabili, le evidenze empiriche di questo studio suggeriscono cheuna minore percezione di sé possa identificare gli effetti generali di uno sviluppo visivo alterato nella vita quotidiana dei bambini con ambliopia, influenzando la stessa percezione che i bambini hanno di sé.


[1] E. B. Eileen et al., Self-perception in Children Aged 3 to 7 Years With Amblyopia and Its Association With Deficits in Vision and Fine Motor Skills, in “Jama Ophthalmology”, n. 137 (5), February 2019.

La condizione del malato cronico nel Covid-19

La lettera a Quotidiano Sanità firmata dal Polo Nazionale Ipovisione richiama a considerare la crisi dentro la crisi: la grandissima difficoltà, psicologica e materiale, imposta dalla quarantena a chi era già svantaggiato.

Nelle malattie croniche e degenerative che colpiscono la vista la riabilitazione è parte della cura e la terapia psicologica è parte della riabilitazione.

“Senza riabilitazione – spiega il direttore del Polo Nazionale Ipovisione e Riabilitazione Visiva Filippo Amore – i nostri assistiti sarebbero completamente isolati: incapaci di utilizzare gli strumenti vocali e visivi offerti dalla tecnologia per ampliare i confini della loro autonomia. Oggi, per esempio, le riunioni dei gruppi di mutuo-aiuto condotti dallo psicologo avvengono online, in conference call che sono effettuate dalle persone ipovedenti stesse”.

“Questi successi, però, non devono far dimenticare una verità di fondo: la crisi della pandemia è più dura con le persone fragili. Gli ipovedenti non possono essere accompagnati a fare la spesa, non hanno più il rumore delle città a guidarli negli spostamenti e nessuno può più avvicinarsi e prenderli per mano per attraversare la strada o scendere dall’autobus. Ed è solo l’inizio, perché tornare a camminare nel mondo sarà più difficile dopo il COVID-19 di quanto lo era prima: la società sarà meno propensa a quella prossimità fisica e a quel contatto che offriva una guida a chi non ci vede”.

“Tutto questo ci porta a dover considerare con estrema attenzione la condizione dei malati cronici durante la pandemia di COVID-19; a partire dal bisogno di sostegno e ascolto psicologico. Le difficoltà materiali non sono, infatti, le uniche da affrontare; la paura e l’ansia crescono e si sviluppano parallelamente fino a divenire minacce in sé stesse”.

“Per questo – conclude Amore – il Polo Nazionale sostiene senza esitazione la lettera aperta dell’Osservatorio Psicologia in Cronicità – Ordine Psicologi Lazio, apponendo la sua firma a fianco di: Diabete Italia Onlus, Federdiabete Lazio, ARTOI, Con_tatto, FAND, LILT –Frosinone, A.P.E., A.N.I.P.I Lazio, SPICAP, Società Italiana di Sessuologia e Psicologia, Philos, Progetto Eirenè. Il testo della lettera è pubblicato su Quotidiano Sanità a questo link.